Tyra cresce con la formula Sinner. Piatti: “Tecnica e lavoro di squadra, come Jannik”



Foto 1 - Tyra Caterina Grant, 11 anni, con la sua coach Giulia Bruschi in occasione del titolo Tennis Europe under 12 vinto nel 2019 a Bludenz (Austria)
Tyra Caterina Grant, 11 anni, con Giulia Bruschi

Bordighera (IM), 9 marzo 2020 – Da Vigevano a Bordighera con un sogno: ripercorrere le orme di Serena Williams. Un’ambizione che ha accompagnato l’infanzia di Tyra Caterina Grant, undicenne italo-americana che invece di seguire sul parquet papà Tyrone, ex cestista statunitense che fra il 2000 e il 2010 ha militato in numerose squadre del campionato di Serie A, ha deciso di impugnare presto la racchetta, trascinando sui campi anche il fratello minore Tyson, di tre anni più giovane. Ha mostrato in fretta doti importanti, che papà e mamma Cinzia hanno scelto di far coltivare al team Piatti: prima al Bordighera Lawn Tennis Club, e dalla primavera del 2018 al Piatti Tennis Center. È qui che la giovane – 12 anni il prossimo 12 marzo – sta forgiando un tennis che promette grandi cose, grazie alla possibilità di allenarsi con uno staff preparatissimo e di stare spesso a contatto con numerosi campioni, ai quali rubare i segreti del mestiere. L’ultima certificazione del suo potenziale è arrivata dal torneo internazionale di Auray, in Francia, uno dei più prestigiosi al mondo per la categoria under 12. Partita dalle qualificazioni, Tyra ha steso una dopo l’altra ben 7 avversarie, spingendosi a sorpresa fino in finale. Lì è stata costretta ad arrendersi, battuta dalla britannica Hannah Klugman e dalle fatiche dei giorni precedenti, ma la cavalcata in Bretagna non ha fatto altro che confermare le sue qualità, intraviste da Piatti tempo fa. “Tyra – dice coach Piatti – è una ragazzina davvero interessante. Ha una personalità forte, ideale per una giocatrice di tennis”.

Il progetto Grant ha molti punti in comune con il percorso di Jannik Sinner, che ha reso l’altoatesino uno dei baby fenomeni del tennis mondiale. “Con entrambi – spiega ancora Piatti – abbiamo lavorato tanto sulla tecnica, e con Tyra ancor di più visto che ha iniziato prima ad allenarsi qui. In tenera età non è importante il risultato, ma lo sviluppo. In attesa della crescita fisica bisogna lavorare sul gioco, partendo dalla tecnica e poi dalla tattica. Con lei siamo riusciti a farlo come piace a noi”. In più, nella crescita della ragazzina è coinvolto l’intero team, come avvenuto per Sinner. “L’head coach – continua il tecnico comasco – è Giulia Bruschi, ma la nostra filosofia è che tutti gli insegnanti siano presenti nel percorso degli atleti. Per questo ci sono anche altri maestri che lavorano con lei; c’è Dalibor Sirola per la preparazione atletica e c’è Claudio Zimaglia come fisioterapista. Tutti devono avere gli occhi aperti su ogni ragazzo”. È così per la Grant come per i tanti altri giovani che da Piatti stanno provando a fare il salto. “La direzione che sta prendendo il Piatti Tennis Center – chiude il suo ideatore – è quella di aiutare i giovani nel processo di crescita, valutando caso per caso. Con l’obiettivo di offrire a ogni singolo atleta il massimo per soddisfare le sue esigenze”. Nessuna formula magica, è il processo scientifico di casa Piatti.

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Verso Tokyo 2020, un’altra sfida per Culea: “Ce la posso fare nonostante la lesione”



Foto 1 - Silviu Culea, 46 anni da Calcinato, è il miglior giocatore italiano di tennis in carrozzina. Nelle prossime settimane andrà a caccia della qualificazione per le Paralimpiadi di Tokyo 2020

Brescia, 18 febbraio – Il traguardo, per Silviu Culea, è fissato già da quattro anni: occupare uno dei primi 40 posti del ranking mondiale di tennis in carrozzina l’8 giugno 2020, termine per garantirsi un posto alle Paralimpiadi di Tokyo. Se non fosse per una lesione da pressione nella zona dei glutei, che l’aveva già costretto a due mesi di stop la scorsa estate e si è ripresentata da un paio di settimane, l’atleta che si allena al Tennis Forza e Costanza (con Alberto Paris, Elisa Belleri e Vincenzo Rastelli) ed è tesserato per la Canottieri Garda Salò avrebbe già la qualificazione in tasca. O almeno sarebbe a giocarsela sul campo negli Stati Uniti, invece ha dovuto cancellare la trasferta e cambiare programmi. “Non è la prima volta che devo fare i conti con le piaghe da decubito – spiega il numero 1 d’Italia – ma il problema è che è capitata di nuovo nel momento più importante degli ultimi anni. Non posso fare altro che restare a letto, sdraiato, e medicare la ferita, sperando di recuperare il prima possibile. Dopo uno stop di questo tipo ci vuole anche tempo per riprendere la forma fisica, ma resto fiducioso: mi è già capitato altre volte, quindi conosco i tempi di recupero. Mi auguro di poter tornare in campo entro fine marzo”. L’infortunio l’ha fermato sul più bello, dopo un inizio di stagione convincente. A Gyor, in Ungheria, Culea è arrivato in semifinale superando la leggenda Martin Legner (che con i suoi 330 titoli è il giocatore più vincente nella storia della disciplina) ed è andato vicino a battere il giapponese Satoshi Saida, ex n.3 al mondo. “Ero nel bel mezzo di un’ottima preparazione invernale – continua – e mi sentivo molto bene fin da subito: un vero peccato doversi fermare di nuovo proprio adesso”.

Inutile nascondere che ora la strada è più in salita, ma il 46enne residente a Calcinato (e nativo di Tulcea, in Romania) resta positivo. Nei primi 40 al mondo ci è già stato (al n.36), segno che quel livello gli appartiene. E dall’attuale 49esima posizione la strada verso Tokyo non è così lunga. Servono un centinaio di punti, l’equivalente di due buoni risultati nei tornei Futures. “Il livello cresce in continuazione – spiega lui – e da qui a giugno l’asticella si alzerà ulteriormente. Ma se avrò il tempo necessario per giocare 5-6 tornei sono convinto di farcela”. L’approdo a Tokyo sarebbe il coronamento di un percorso iniziato nel 2013, quando dopo aver mancato per un soffio la convocazione nella nazionale italiana di basket in carrozzina per Londra 2012, Culea decise di cambiare rotta, trasformando il tennis da un hobby a un lavoro. Una scelta azzeccata, perché ha prodotto tre titoli internazionali in singolare, due vittorie ai campionati italiani individuali, l’ha reso l’unico azzurro fra i primi 50 al mondo e gli ha permesso di tornare a cullare di nuovo il sogno Paralimpico. “Da anni – chiude – sto vivendo in funzione di questo obiettivo: ho tralasciato tante altre cose e mi sono focalizzato solo sul tennis. Arrivare a Tokyo sarebbe un sogno che si avvera”. E pure il modo ideale per mostrarsi più forte della sfortuna. Una volta di più.

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Lorenzo Ferri, l’under in viaggio con Sinner e Piatti: “Esperienze così fanno crescere tanto”



Foto 1 - Lorenzo Ferri, 16 anni da Torino, e - sullo sfondo - il suo grande amico Jannik Sinner. Ferri l'ha accompagnato negli ultimi 2 tornei, per fare esperienza

Bordighera (IM), 17 febbraio 2020– Due settimane con la nazionale italiana under 16 per provare a conquistare il titolo della Winter Cup, intervallate da un’esperienza ai tornei Atp di Rotterdam e Marsiglia, a fianco di coach Piatti e di Jannik Sinner. Un’opportunità colta al volo da Lorenzo Ferri, torinese classe 2004 che da anni è entrato in contatto col team Piatti e da un paio di stagioni si è trasferito a tempo pieno a Bordighera. Da lì è arrivato fra i primi 30 del ranking under 16 di Tennis Europe, guadagnando la convocazione in Nazionale; una decina di giorni fa a Leeuwarden (Olanda) Ferri ha portato l’Italia – insieme ai laziali Niccolò Ciavarella e Daniele Minighini – alla fase finale a otto squadre della Winter Cup, in programma a Ronchin (Francia) dal 21 al 23 febbraio. Ferri ha dato il suo contribuito vincendo tre match su tre, e poi ha raggiunto il team Piatti a Rotterdam, per vivere da dentro l’esperienza di un grande torneo. “Già sul finire del 2019 – spiega Ferri – ero stato a fianco di Jannik per due tornei, le Next Gen ATP Finals e il Challenger di Ortisei (dove i due hanno giocato anche il doppio insieme, ndr), e Riccardo ci teneva che viaggiassi ancora insieme a loro. È un passaggio utile per il mio percorso: serve a vedere da vicino la routine di un professionista, osservare come il team si comporta e toccare con mano la strada da percorrere per arrivare ad alti livelli”. Anche stavolta la sua presenza ha portato bene: lo scorso anno Sinner ha vinto entrambi i tornei nei quali era presente Ferri, mentre in Olanda ha raccolto la prima vittoria in carriera contro un Top 10, battendo David Goffin.

“È stata un’esperienza molto stimolante – continua Ferri – così come vedere un amico come Jannik (con il quale ha diviso l’appartamento a Bordighera per un anno, ndr) scalare la classifica. Fa capire che con il duro lavoro nessun traguardo è precluso”. Ma a Rotterdam il torinese non è stato solo spettatore: ogni giorno si è allenato con Sinner e con altri protagonisti del torneo, per affinare un tennis aggressivo basato su un rovescio naturale e su un ottimo servizio. “Per un ragazzo in crescita come Lorenzo – dice Luka Cvjetkovic, il coach del Piatti Tennis Center che lo segue da vicino – è importantissimo allenarsi con dei giocatori affermati e vedere dove deve puntare ad arrivare nel giro di qualche anno. Preziosissima anche la possibilità di affiancare Jannik, per imparare dal suo modo di stare in campo, e quella di seguire gli incontri insieme a Riccardo: è molto utile vedere come si prepara una partita, sentire i suoi commenti e il confronto post-match”. Una possibilità che fa gola ai tecnici di tutto il mondo, mentre per chi vive a contatto con Piatti è all’ordine del giorno. Così come per tutti coloro che fanno base al Piatti Tennis Center è normale potersi confrontare quotidianamente, in campo e in palestra, con i tantissimi campioni che a ripetizione passano a Bordighera per allenarsi, su tutti il n.1 al mondo Novak Djokovic. Come se non bastasse, per Ferri l’esperienza nel Tour non è ancora finita, visto che sarà col team anche a Marsiglia, dove oggi è scattato un altro torneo Atp. Avrà qualche altro giorno per allenarsi coi big, per poi volare direttamente a Ronchin per l’impegno con la nazionale. Con la valigia colma di stimoli e di esperienze da raccontare.

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Dal Piemonte 16 posti per gli Internazionali BNL d’Italia. Rivoli cerca il nuovo Andrea Basso



Foto 1 - Una panoramica dei campi del Foro Italico, l'obiettivo per tutti gli atleti in gara al Green Park di Rivoli nell'Open BNL maschile del Piemonte

Torino – Dai professionisti agli amatori, tutti con il solo obiettivo di calcare a maggio i campi del Foro Italico, durante gli Internazionali BNL d’Italia. Un appuntamento che negli anni si è ingrandito a dismisura e allargato in tutto lo Stivale, fino a diventare il torneo di tennis più partecipato al mondo. L’edizione 2020 è partita su scala nazionale con le varie fasi provinciali di quarta categoria, ma il Piemonte brucia le tappe ed è già pronto a mandare in scena l’Open regionale maschile, di nuovo di casa – dall’8 febbraio all’8 marzo – sulla terra battuta del Green Park Club di Rivoli. La formula è la stessa della passata edizione: prima toccherà (in singolare e doppio) ai migliori quarta categoria, selezionati attraverso la fase provinciale, poi sarà la volta dei “terza” e via a salire fino ai professionisti, a caccia di un posto per le pre-qualificazioni del Masters 1000 del Foro Italico. Anzi, di due posti, visto che il Piemonte porterà a Roma sia il vincitore sia il finalista dei singolari, ed è una delle sole sei regioni a distribuire un totale di sedici posti, otto dei quali negli Open: quattro per i singolari (due agli uomini e due alle donne) e altrettanti per le due coppie che si imporranno nei tabelloni di doppio. E se l’Open maschile del Piemonte sarà il primo dell’intero calendario nazionale, quello femminile sarà fra gli ultimi, dal 28 marzo all’11 aprile, sempre al Circolo della Stampa Sporting di Corso Agnelli.

Confermato il montepremi complessivo di 14.430 euro per la sola prova maschile, con un assegno di 3.000 euro ad attendere l’erede del 26enne genovese Andrea Basso, che nel 2019 da Rivoli diede il via a una vera e propria favola. In Piemonte si guadagnò un posto a Roma battendo in finale Edoardo Lavagno, e una volta sbarcato al Foro Italico diventò la sorpresa delle pre-qualificazioni, vincendo un match dopo l’altro fino a conquistare addirittura un posto nel tabellone principale, e la sfida col croato Marin Cilic in un Grandstand gremito. Per conoscere i nomi dei partecipanti ci sarà da attendere ancora, visto che le iscrizioni per i migliori (dai 2.4 ai prima categoria) saranno aperte fino al 26 febbraio, ma l’esempio di Basso è la prova che il sogno romano può partire sul serio dagli Open regionali. Come accennato, la tappa regionale sarà importantissima anche per gli amatori, che a Roma avranno i loro Master dedicati. Ogni regione qualificherà un giocatore per tabellone: il vincitore fra i quarta categoria, il vincitore fra i terza e la prima coppia di doppio di quarta. Per loro l’esperienza vale ancora di più, visto che al Foro Italico giocheranno nel week-end finale degli Internazionali. Quando nei campi accanto saranno eletti i successori di Rafael Nadal e Karolina Pliskova.

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Casa Piatti sempre più internazionale: “Anche l’IMG ci manda i suoi…”



Foto 1 - Scene di lavoro quotidiano sui campi del Piatti Tennis Center. La struttura accoglie in pianta stabile giocatori da una dozzina di nazioni diverse

Bordighera (IM), 4 febbraio 2020 – La qualità paga sempre. L’importante è lavorare bene, da lì arrivano i risultati. È il messaggio che emerge dando uno sguardo al fiume di giocatori che ogni giorno affollano il Piatti Tennis Center, dagli otto anni del più piccolo fino ai 38 suonati dell’eterno Paolo Lorenzi, che la scorsa estate ha intrapreso una collaborazione con coach Cristian Brandi. A meno di due anni dalla sua fondazione il centro di Bordighera è diventato un melting pot di talenti provenienti da tante nazioni diverse, uniti dal linguaggio universale del tennis e dal sogno di diventare i campioni del futuro, affidandosi a mani fra le più esperte al mondo. Fra la cinquantina di atleti che si allenano in Riviera in pianta stabile sono rappresentate Italia, Francia, Serbia, Romania, Bulgaria, Russia, Bielorussia, Germania, Stati Uniti, Slovenia e Principato di Monaco, senza dimenticare le tante bandiere arrivate per gli stage, per le consulenze o anche solo per allenarsi qualche giorno, come i tanti big del circuito passati di qui. “C’è una richiesta enorme – spiega il direttore tecnico Luigi Bertino –, che continua ad aumentare. Sono appena arrivati il bulgaro Roben Gavani, classe 2007, e il bielorusso Alexander Zgirovsky, classe 2001. E a breve è atteso Manas Dhamne, talento indiano che nel 2019 ha vinto il titolo under 12 dell’Eddie Herr (fra i tornei giovanili più prestigiosi al mondo, ndr). Farà un periodo di prova, con l’obiettivo di restare da noi a tempo pieno su suggerimento diretto dell’IMG”.

Un punto, l’ultimo, che ha aperto uno scenario nuovo: non sono solo i privati a bussare alle porte del Piatti Tennis Center, ma ora anche alcune delle agenzie di management più famose al mondo consigliano ai propri assistiti di far base a Bordighera. Senza dimenticare federazioni, sponsor, aziende e altri operatori del settore: il suggerimento è sulla bocca di tutti. “È un aspetto che si è sviluppato molto – continua Bertino – e per noi è un grande motivo d’orgoglio. In termini di spazi, la nostra struttura ha poco a che vedere con le grandi accademie presenti in Europa e nel mondo, e poi oggi l’offerta è variegata e moltissime sono le possibilità sparse un po’ dappertutto; eppure tanti giovani di alto livello vengono comunque indirizzati qui. Significa che il Piatti Tennis Center è considerato un’eccellenza su scala mondiale, grazie alla credibilità che Riccardo si è costruito nel circuito professionistico”. Ecco perché c’è una richiesta enorme, alla quale il Centro ha risposto aumentando ulteriormente i membri dello staff tecnico. Così la già affollatissima lista d’attesa continua ad allungarsi. “La prossima sfida – chiude Bertino – è quella di continuare a seguire sempre meglio i nostri atleti, alzando ancora l’asticella di qualità e attenzione. Chi arriva al Piatti Tennis Center si aspetta il massimo, e noi dobbiamo essere pronti e preparati per accontentarli”.

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Colpaccio MTA: Francesca Schiavone entra nello staff. “Felicissima di essere qui”



Milano, 3 febbraio 2020 – Vent’anni di carriera ad altissimi livelli, un Roland Garros vinto e svariati altri successi, il numero 4 del mondo, un tennis meraviglioso, un carisma unico e molto, molto altro. Un bagaglio d’esperienza con pochi eguali nel mondo della racchetta, che da qualche settimana Francesca Schiavone ha deciso di mettere a disposizione della Milano Tennis Academy, dove la milanese – 40 anni il prossimo 23 giugno – si è messa in gioco nel primo vero incarico continuativo del suo post carriera. “Sono felicissima di essere tornata sui campi da tennis, e di iniziare la collaborazione con la MTA”, le prime parole della miglior tennista azzurra di sempre, al lavoro nell’accademia di Segrate già dai primi di gennaio. Ha avuto tempo per ambientarsi, conoscere i ragazzi e iniziare a confrontarsi con i colleghi, e ora parte un progetto che la vede nel ruolo di supervisor, impegnata con tutti i giocatori di base sui campi della MTA, dai giovani della scuola tennis fino ai professionisti. “L’ingresso di Francesca – spiega Piercarlo Guglielmi, general manager della MTA – dimostra che l’accademia  sta continuando a investire e a guardare avanti, in un progetto a medio-lungo termine che in un paio d’anni ci ha già portato a fare tanta strada. Abbiamo scelto Francesca perché è una figura dall’enorme esperienza e perché incarna in pieno i nostri valori. Vediamo il suo arrivo come una sorta di certificazione della qualità del lavoro svolto fino a qui. Il suo arrivo ci permetterà di fare ancora meglio, e rappresenta una decisa apertura verso la possibilità di avere in accademia sempre più atleti professionisti”.

Nell’anno in cui spegnerà le dieci candeline per il suo storico trionfo al Roland Garros (che ha dato il la agli anni magici del tennis italiano in gonnella), la milanese si è buttata in un nuovo progetto che l’ha subito conquistata. Tanto che è stata lei stessa a chiedere di trascorrere più ore possibile in campo, per soddisfare quel desiderio innato di trasmettere la sua enorme passione per il gioco. “Il suo carisma – dice Ugo Pigato, direttore sportivo della MTA – la aiuta tantissimo. Le bastano poche parole per motivare i ragazzi, e offrire loro degli spunti tecnici sui quali lavorare. È nella sua indole voler toccare con mano il lavoro quotidiano e voler conoscere i ragazzi dal punto di vista caratteriale, per poterli veramente aiutare a migliorare. Francesca sta pian piano prendendo coscienza di quanto una figura della sua esperienza possa dare a dei giovani emergenti. Sugli atleti di livello più alto, per esempio, può incidere tantissimo: dove la qualità è già pregiata il dettaglio può fare la differenza”. Ma non solo, perché una come Francesca può essere molto utile anche ai colleghi. “Possiamo mettere a confronto vari tipi di esperienza – dice ancora Pigato –, traendo nuovi spunti per migliorarci ogni giorno. È così che si cresce tutti quanti, insieme”. Con lavoro, grinta e passione. Tre delle qualità che hanno condotto Francesca nel club delle leggende.

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La MTA investe sul futuro. Un campo in più e tanta tecnologia al servizio dei pro



Milano, 17 gennaio 2020 – Hanno creato un gioiello che funziona a meraviglia nei numeri e nella qualità, ma alla Milano Tennis Academy non si accontentano. E per il 2020 – forti anche dell’ingresso di un nuovo partner che crede molto nei progetti targati MTA quale Merbag Mercedes-Benz – sono ripartiti con obiettivi precisi e con novità studiate per migliorare ulteriormente il prodotto offerto ai tanti talenti che ogni giorno affollano lo Sporting Milano 2. Per esempio, i campi a disposizione dell’Academy sono passati da sette a otto, col fine di ampliare gli spazi e dedicarne uno esclusivamente al lavoro fisico. “Questo ulteriore investimento a livello di strutture – spiega il fondatore e direttore sportivo Ugo Pigato – nasce dall’intenzione di dedicare sempre più attenzione alla preparazione atletica. Creeremo un’area da adibire esclusivamente ai test atletici, visto che abbiamo appena sostenuto degli investimenti importanti in tecnologia, dotando l’Academy di attrezzature all’avanguardia grazie anche all’accordo di collaborazione stretto con Microgate, un’eccellenza nella tecnologia in campo atletico”. L’intenzione è quella di costruire un vero e proprio Athletic Lab, roba degna delle squadre di calcio di primissima fascia, ritenuta importante per monitorare gli atleti e permettere a ognuno di lavorare con programmi specifici, studiati ad hoc in base alle relative esigenze. “Fa tutto parte – continua Pigato – del nostro desiderio di migliorarci e di accrescere ogni giorno il valore di ciò che facciamo. In un anno e mezzo abbiamo fatto passi importanti, e siamo stati bravi e fortunati a raggiungere tanti obiettivi. Ma non ci vogliamo certo fermare qui: bisogna sempre guardare avanti”.

Proprio nell’ottica di una crescita costante, è importante l’approdo in Academy del croato – cresciuto in Italia – Viktor Galovic, 29enne numero 246 del ranking ATP, primo professionista ad aver scelto di affidarsi a tempo pieno alla MTA. “Ci auguriamo che la sua presenza possa aprire una nuova strada – dice il general manager Piercarlo Guglielmi –, con l’arrivo di altri atleti di alto livello che vadano ad affiancarsi ai tantissimi giovani promettenti già presenti in Academy”. Su tutti, Lisa Pigato, ora in Australia dove prenderà parte alle qualificazioni del primo Slam della stagione juniores, ma anche una ventina di atleti che quest’anno inizieranno l’attività internazionale, seguendo il percorso impostato dai tecnici della MTA. Altro punto forte del 2020 è la ripresa della collaborazione col Circolo Tennis Vicenza, lanciata l’ottobre scorso. “Da parte loro – dice ancora Pigato – c’era l’intenzione di dare più attenzione al settore agonistico, e hanno pensato di affidarci la supervisione della scuola tennis”. Così è nato un progetto che per tutto il 2020 porterà a Vicenza per tre giorni a settimana uno dei maestri dell’accademia milanese, per formare colleghi e allievi col ‘metodo MTA’. “Abbiamo studiato dei programmi – continua Pigato – che i nostri maestri o io in prima persona metteremo in pratica, e stiamo lavorando per stringere sempre di più questa collaborazione, fino a fare in modo che alcuni dei loro ragazzi possano venire a Milano per delle settimane di perfezionamento. Possiamo dire che si tratta dell’inizio di un qualcosa di nuovo: come se un satellite della MTA iniziasse a muoversi anche al di fuori della nostra realtà”. Vuol dire che si inizia già a fare scuola, a meno di venti mesi dalla fondazione, datata giugno 2018.

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Crema scommette sul full time col duo Menga-Ocera: “Un metodo di qualità che parte da lontano”



Crema, 16 gennaio 2020 – Un progetto affinato in anni di esperienza, ricerca e impegno sul campo, e animato da un unico grande obiettivo: accompagnare i giovani verso il professionismo. È la mission degli ex professionisti Giuseppe Menga e Massimo Ocera, che hanno deciso di unire le forze per dare ulteriore slancio al settore full time del Tennis Club Crema, punta di diamante della scuola diretta da Menga già da tre anni. “Dopo un lungo periodo di rodaggio e messa a punto – spiega il tecnico cremasco – ci siamo accorti che per far crescere ulteriormente il progetto era diventato necessario l’innesto di una persona che fosse non solo molto preparata, ma che potesse anche seguire i nostri migliori ragazzi a tempo pieno”. Questa persona è stata individuata in Ocera, 37enne maestro torinese (da “pro” è stato n.380 al mondo) che risiede da tempo in Lombardia, e in passato ha difeso per una manciata di stagioni i colori del Tc Crema in Serie A1. I due hanno optato per un periodo di prova, si sono trovati a meraviglia e in avvio di 2020 hanno presentato il progetto che riguarda un totale di otto ragazzi, selezionati con attenzione: dai più grandi come Lorenzo Bresciani, Daniele Pasini, Federico Lucini, Pietro Mugelli e il cremonese Riccardo Mascarini, ai più giovani come Marco Ricci, Sofia Caldera e l’altra cremonese Giulia Finocchiaro. “Ciò che mi ha subito colpito del progetto del Tc Crema – spiega Ocera – è la grande attenzione ai dettagli: ogni atleta ha un percorso diverso da seguire, come se avessero un coach privato ciascuno. Personalmente stavo attraversando un periodo di transizione dopo aver chiuso un’altra esperienza lavorativa, per la quale ringrazio i miei precedenti colleghi, e quando mi si è presentata questa possibilità l’ho colta al volo”.

I ragazzi del settore full time vivono nella foresteria del club, respirano tennis da mattina a sera e fanno da punto di riferimento anche per i più giovani della scuola tennis di Zanotti, Delfini, Russino e Remedi, che abbraccia dai principianti del mini tennis fino agli agonisti, potenzialmente i “full time” del futuro. “Per tenere alta la qualità e seguire tutti a dovere – spiega Ocera – abbiamo deciso di lavorare su un numero limitato di giocatori, che portino in campo ogni giorno serietà e voglia di fare. Dobbiamo essere tutti motivati per lo stesso obiettivo: il professionismo. Solo così si crea il clima ideale”. Preziosa anche la qualità della struttura, fra le migliori in Lombardia e pronta per una nuova fase di espansione, con altri quattro campi previsti entro un paio d’anni. Preziosa la qualità dello staff: “Nel tennis gli aspetti tecnici, tattici, fisici e mentali vanno di pari passo – dice ancora Menga –, quindi la presenza di un preparatore atletico a tempo pieno come Alessandro Cè, che lavora sotto la supervisione di Giovanni Catizone, è fondamentale. Così come l’aiuto costante del mental coach Andrea Nespoli. Ogni giorno cerchiamo di sviluppare di pari passo tutte le sfere del gioco, costruendo l’allenamento insieme al giocatore”. Un’idea di lavoro che parte dalle competenze maturate da Menga al seguito di atleti professionisti. “Col passare degli anni – chiude il 43enne cremonese – ho creato un mio modus operandi, e fin dal mio arrivo a Crema ho sempre sognato di poter un giorno modellare tali esperienze su un progetto come questo”. C’è voluto del tempo, ma quel giorno è finalmente arrivato. E il Tennis Club Crema si prepara a raccoglierne i frutti.

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