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Tennis e psicologia a 8.000 km da casa. La sfida americana di Tommaso Schold



28 dicembre 2018 – Dalle 1.200 anime di Nugola, piccola frazione del Comune di Collesalvetti (provincia di Livorno), alle quasi 200.000 di Columbus, Georgia. Eh sì, la vita può cambiare parecchio. Ma quando la priorità è conseguire una laurea senza perdere di vista lo sport adorato sin da bambino, diventa più facile anche staccarsi da casa e spostare residenza e sogni dall’altra parte del mondo. L’ha fatto Tommaso Schold, ventenne che nel 2017 ha sfiorato per ben tre volte l’ingresso nella classifica Atp e che nel giugno di quest’anno ha scelto di diventare un “Cougars”, gli atleti-studenti della Columbus State University. A far da lasciapassare per volare negli States, naturalmente, la classifica di 2.4 a livello Fit che, non appena il toscano ha deciso di bussare alle porte dei college Usa, gli ha aperto tantissime porte. “Ho scoperto questa possibilità tramite degli amici arrivati in America prima di me – racconta -, e dopo qualche anno ricco di alti e bassi dal punto di vista sportivo e personale, ho deciso che la strada del college fosse quella ideale per il mio futuro”. Di certo non era la più semplice delle strade, ma grazie all’aiuto dell’agenzia StAR – Student Athletes Recruitment di Corrado Degl’Incerti Tocci i vari passaggi organizzativi sono diventati una formalità. “Il supporto di StAR è stato fondamentale – continua – perché non solo mi ha aiutato a scoprire i vari college e mettermi in contatto con i relativi coach, ma mi ha anche aiutato nella decisione finale, oltre a guidarmi in tutti i vari step da compiere prima della partenza”. Difficoltà ulteriori? Poche. “Quelle che può trovare un ragazzo di vent’anni che da un giorno all’altro lascia casa e si trasferisce in un posto diverso, dove si parla una lingua diversa, insieme a persone che non conosce. Ma sono bastate due settimane per ambientarmi”.

Da agosto Tommaso studia psicologia, materia che può aiutarlo anche a comprendere tante situazioni che si creano sul campo da tennis, sport che ha un rapporto sempre più stretto con la sfera mentale. La gran parte degli atleti professionisti frequenta psicologi dello sport, e avere dimestichezza diretta con la materia può diventare un bel vantaggio. “Sto riuscendo a dare al tennis l’attenzione che desideravo – continua Schold -, ma qui ho anche la chance di studiare per prendere una laurea, in un ambiente nel quale le qualità sportive vengono premiate. Lo sport è visto come un mezzo per raggiungere degli obiettivi, anche accademici”. Significa che gli atleti vengono aiutati e non penalizzati, e sono considerati una risorsa per il college. Basta vedere l’attenzione data alle squadre dell’università, come avviene per i Cougars. “Gli allenamenti – racconta Tommaso – sono duri e il coach pretende molto da ogni singolo membro della squadra. Io sto lavorando ogni giorno per fare in modo che nel mio futuro ci sia il tennis. Questa è un’esperienza che ti arricchisce a livello culturale e sportivo, ma anche umano. Ti aiuta a trovare sicurezze in te stesso, ti rende una persona migliore e di conseguenza anche un giocatore migliore”. Tradotto: si può giocare ad alti livelli, studiare e maturare, tutto in un colpo solo. Provare per credere.


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StAR nasce con uno scopo preciso: assistere tutti quei ragazzi che al termine delle scuole superiori devono prendere una delle decisioni più importanti della loro vita: continuare a praticare il proprio sport a un buon livello o dedicarsi agli studi universitari. Ma se ci fosse un’altra strada? StAR si offre di fare da ponte verso le università americane, dove il sistema è costruito intorno all’atleta e le opportunità sono illimitate. In questo ambiente è possibile vivere un’esperienza indimenticabile e formativa, imparare perfettamente l’inglese, ottenere una laurea di valore assoluto e continuare a praticare il proprio sport ad alto livello. Il tutto sfruttando le borse di studio che ogni anno le università americane erogano per decine di migliaia di ragazzi. Visita www.star-international.org, la nostra pagina Facebook o contattaci direttamente per e-mail su info@star-international.org per avere ulteriori informazioni.

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I Bompieri brothers, fratelli d’America: Paolo ed Elena, dal Garda al college



Prima lui, partito per gli Stati Uniti nel gennaio del 2017, poi lei, un anno dopo. È la storia dei fratelli veronesi Paolo ed Elena Bompieri, che hanno deciso di lasciare la loro Peschiera del Garda e di proseguire gli studi Oltreoceano, con la racchetta da tennis a fare da lasciapassare per accedere a uno delle centinaia di college americani che arruolano studenti-atleti da tutto il mondo. Lui, classe 1997, ha scelto la Carolina del Nord e la Queens University of Charlotte, mentre la sorella, di un anno più giovane, ha spostato base e ambizioni circa 150 miglia più in là, alla University of South Carolina di Aiken, nella Carolina del Sud. Lontanissimi da casa, ma vicini – anche geograficamente – l’uno all’altra, a coltivare quel progetto che unisce sport e studi, e che miscela il tutto con nuove conoscenze, varie culture a confronto e tante esperienze impareggiabili. Una possibilità che stuzzicava entrambi da tempo, e alla quale hanno deciso di dare una chance. “Non avevo la più pallida idea di come funzionasse il mondo dei college – racconta Paolo dagli States -, ma grazie all’aiuto di StAR è stato tutto più facile. Corrado Degl’Incerti Tocci si è messo a completa disposizione mia e della mia famiglia, e una volta deciso di partire mi ha fornito un elenco di college disposti a offrirmi una borsa di studio, e mi ha spiegato i pro e i contro di ognuno”. Oggi Paolo sta affrontando una doppia laurea in economia e matematica, e le difficoltà dei primi tempi sono un lontano ricordo. “Faticavo con la lingua – continua -, quindi mi sentivo un po’ perso. Ma è durato poco”. I compagni di team e il coach della squadra l’hanno aiutato tantissimo, creando come una grande famiglia, e lui ha ricambiato con i risultati sul campo da tennis, trascinando i “Royals” verso tante soddisfazioni.

Il valore di sentirsi parte di un team è uno degli aspetti preferiti anche dalla sorella, che invece studia Exercise and Sport Science (l’equivalente della nostra Scienze Motorie). “Essere parte di un team – dice – significa stare sempre a contatto, allenarsi insieme e aiutarsi a vicenda”. In campo, ma anche negli studi, resi più agili da un sistema che aiuta gli atleti. “La scuola – prosegue – ci ritiene importanti, quindi ci permette di saltare delle lezioni quando abbiamo degli incontri, oppure spostare degli esami quando siamo in trasferta con la squadra”. E anche l’impostazione data alle lezioni è diversa rispetto a quanto avviene in Italia. “Si fanno progetti, simulazioni e si affrontano problemi reali – dice ancora Paolo -, e il college è a contatto diretto col mondo del lavoro. Questo permette agli studenti di crearsi un network al di fuori della scuola”. Un’opportunità tanto importante che entrambi i fratelli sembrano già orientati sulla possibilità di restare negli Stati Uniti anche al termine degli studi. “Sicuramente – chiude Paolo – una volta terminato il college inizierò a lavorare qui. Poi valuterò cosa fare”. Della stessa idea la sorella, che pensa già a un Master, per arricchire ulteriormente il suo sogno americano. “Chi si trova di fronte a una possibilità simile – chiude – dovrebbe fare un tentativo. C’è lo studio, c’è lo sport, e si matura prima”. Lo ripetono tutti quelli che ci sono passati.


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Niccolò Rossi, da Milano a Milwaukee fra tennis, business e psicologia



31 ottobre 2018 – Spagna, Svizzera, Ecuador, Brasile, Argentina, Serbia e… Italia. Scorrendo il ‘roster’ della squadra di tennis della Cardinal Stritch University spunta anche il tricolore, sventolato a Milwaukee (Wisconsin) da Niccolò Rossi. Il diciannovenne di Buccinasco (alle porte di Milano) nell’estate del 2017 ha deciso di cercare fortuna negli Stati Uniti, col tennis a fare da filo conduttore a una storia che coniuga sport e studi. Da una parte la racchetta, impugnata la prima volta a sei anni e mai più abbandonata; dall’altra i libri, compagni di un percorso scolastico di ottimo livello, in un liceo di scienze applicate con indirizzo sportivo. La media era sempre sopra il sette, malgrado gli impegni col tennis, così, al bivio sport-università che si presenta davanti a tanti maturandi, Niccolò ha scelto di non scegliere. O meglio, ha deciso di prendere entrambe le strade, sfruttando la classifica Fit di 2.5 per guadagnarsi una borsa di studio per il college, dove prosegue serenamente entrambe le attività. “Sapevo – racconta – che se avessi studiato in Italia non sarei riuscito a continuare a giocare a livello agonistico, un divertimento al quale non volevo rinunciare”. Così ha deciso di dar retta alla proposta di Corrado Degl’Incerti Tocci, che in passato ha fatto il suo stesso percorso grazie al tennis, e poi ha fondato l’agenzia StAR International per guidare altri giovani verso l’America. “Corrado – continua Rossi – si è occupato dell’intera parte organizzativa, e senza di lui non sarei qui. Non avevo idea di come contattare un college o come ottenere una borsa di studio. In più, mi ha anche fatto capire il valore dell’esperienza che stavo per provare. Non gli sarò mai grato abbastanza per tutto questo”.

Rossi (terzo da sinistra, in piedi) coi compagni di squadra dei “Wolves”

Insieme, i due hanno valutato che l’opzione migliore fosse la Cardinal Stritch University, dove da un annetto Niccolò è diventato semplicemente “Nick” e sta frequentando due corsi di laurea contemporaneamente: uno in business, l’altro in psicologia. Una sfida che lo impegna molto ma è anche tanto stimolante, così come la possibilità di giocare nel Campionato NAIA (una sorta di NCAA per college più piccoli) e viaggiare con la squadra, della quale è stato promosso a capitano. Un piccolo passo verso l’obiettivo futuro di diventare vice-coach, posizione che gli permetterebbe di frequentare un Master interamente gratuito. Tuttavia, per arrivare lì ci sarà tempo, perché la laurea è ancora lontana e per ora il gruppo degli Wolves (così sono detti gli sportivi del suo college) se lo tiene stretto come giocatore, visti gli ottimi risultati in campo, sia col team sia a livello individuale. In più, va alla grande anche negli studi, grazie a un ambiente che gli è piaciuto da subito. “Forse per la prima volta – ha aggiunto – ho conosciuto docenti che amano ciò che fanno. In Italia l’università riempie gli studenti di nozioni, mentre qui, anche se la quantità di studio è minore, si fanno più esperienze a livello pratico”. In sintesi, un sistema scolastico con cardini diversi rispetto al nostro, ma che garantisce maggiori opportunità. E le garantisce a tutti: basta provare. “Per compiere questo passo – chiude Rossi – servono grandi ambizioni, che in certi ambienti è più difficile coltivare. Ogni persona, per conoscersi meglio e maturare, dovrebbe provare un’esperienza così”. Chiunque l’abbia fatto giura di aver preso la strada giusta.


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Alessandro Evangelisti, il biologo con la racchetta



26 settembre 2018 – “Se si vuole raggiungere qualcosa di grande nello sport, nel lavoro o nella vita in generale, bisogna osare e provare a distinguersi”. Parola di Alessandro Evangelisti, 23 anni da Latina, uno che al bivio che spesso si pone di fronte agli studenti-atleti ha scelto la strada più impegnativa. Non solo studio, e nemmeno solo sport, ma entrambe le cose, portando le racchette al Concordia College di New York, grazie a una borsa di studio per la facoltà di biologia. Un passaggio che pare facile, e con l’intercessione di StAR – Student Athletes Recruitment è stato brevissimo, ma che nel suo caso nasconde una ragione profonda. Perché il suo primo obiettivo era diventare un giocatore professionista, grazie ad ambizioni coltivate nelle categorie giovanili. Dopo il liceo ha provato a fare il grande salto, riuscendo anche a entrare nella classifica Atp di doppio, ma l’enorme pressione di un ambiente estremamente competitivo non gli ha mai permesso di esprimersi al cento per cento. Così nel marzo 2015, durante una trasferta in Croazia per dei tornei Futures, ha deciso di cambiare rotta. “Sentivo il bisogno di fare un’esperienza diversa – racconta dagli States -, ma che comprendesse anche il tennis. Così mi sono messo in contatto con un amico che era stato a al college prima di me. Mi ha suggerito di rivolgermi a Corrado Degl’Incerti, fondatore di StAR, il cui aiuto è stato fondamentale. Mi ha indicato le soluzioni migliori per le mie esigenze, mi ha messo in contatto con i coach, ed è stata la mia persona di riferimento fino a quando sono partito”. Pochi giorni dopo la decisione Alessandro ha iniziato a prepararsi per i test d’inglese, grazie a StAR ha trovato immediatamente una borsa di studio e qualche settimana più tardi era a 7.000 km di distanza, catapultato in una realtà tutta nuova.

Una scelta, quella di mollare tutto e partire, che rifarebbe altre cento volte. “L’idea – continua – era molto affascinante. Mi caricava tantissimo, e non mi sono sbagliato. I tre anni al Concordia College sono stati magnifici”. Evangelisti si è preso enormi soddisfazioni come giocatore, sia a livello individuale (ha vinto vari titoli ed è stato eletto giocatore dell’anno di una “conference” di 14 college), sia con i Clippers, guidati a tre qualificazioni ai campionati nazionali fra i vari college. Ma ha fatto altrettanto da studente: si è laureato in biologia in 3 anni, con uno d’anticipo, e ha ricevuto vari premi. Anche grazie a quelli, dopo la laurea si è trasferito a Palo Alto (California), dove oggi lavora in un laboratorio cardiovascolare alla Stanford University, mentre prepara il test di medicina, con il sogno di diventare neurochirurgo. “È un’opportunità senza eguali: a 23 anni mi trovo in una delle università più famose al mondo, e a contatto con alcune delle menti più brillanti della medicina mondiale. Sarò riconoscente a vita al tennis”. È lo sport che gli ha aperto le porte di un’esperienza che gli cambierà il futuro, e che l’ha reso una persona migliore. “Ho imparato a conoscere e apprezzare culture diverse, e sono molto più responsabile e maturo. Incoraggio chiunque – chiude Evangelisti – a lasciare una finestrella aperta all’idea di venire negli USA: ci sono possibilità incredibili”. Anche grazie a StAR gli esempi sono sempre di più.


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StAR, tre tornei che aprono le porte dei college Usa



4 luglio 2018 – Chiunque abbia scelto il college negli Stati Uniti non si è affatto pentito. Dovrebbe essere sufficiente questo per suggerire a qualsiasi atleta di dare un’occhiata alla proposta universitaria americana, là dove invece che ostacolarsi sport e studi diventano complementari. E soprattutto là dove la porta è aperta a tutti, con tante università pronte a offrire borse di studio agli sportivi che si dimostrano validi sia in campo sia dietro ai banchi. Come fare? Basta provarci, magari sfruttando l’opportunità appena confezionata da StAR – Student Athletes Recruitment, agenzia che da anni si occupa di aiutare gli atleti-studenti a trovare un posto negli States. La novità riguarda tre “showcase” concentrati nel mese di luglio, in programma dal 12 al 14 al Tennis Club Crema, dal 16 al 18 allo Sporting Milano 3 di Basiglio e dal 23 al 25 luglio al Tennis Club Garden di Roma. Si tratta di normali tornei Open di singolare e doppio, validi per le classifiche Fit e aperti a giocatori di Seconda e Terza categoria, ma nei quali l’agonismo è solo una parte di un pacchetto pronto a proiettare i partecipanti nel mondo a stelle e strisce. Già, perché proprio i partecipanti giocheranno davanti a vari coach dei college americani, inviati dalle proprie università (dalla California, dal New York, dal Tennessee, dalla Louisiana e non solo) per individuare nuovi talenti da arruolare. Non solo: ci sarà pure la possibilità di confrontarsi con altri atleti che hanno scelto il percorso del college Usa. “Si tratta dei primi eventi mai organizzati in Italia mirati esclusivamente al tennis universitario americano – spiega Corrado Degl’Incerti Tocci, CEO di StAR -: un’opportunità enorme per chiunque stia anche lontanamente valutando questa possibilità”.

L’iter per guadagnarsi un posto nei college americani può diventare complesso, ma la nuova iniziativa targata StAR mira a facilitare le cose a chiunque sia interessato. Durante ogni appuntamento gli atleti – e volendo anche i rispettivi genitori e maestri – potranno avere contatti diretti con gli allenatori americani, confrontarsi col team di StAR e con altri ragazzi che hanno vissuto l’esperienza americana, e anche acquisire un ranking UTR (la classifica che compara i ranking nazionali, preziosa per accedere al college). In più, tutti gli incontri saranno filmati, così che al termine del torneo ogni partecipante avrà a disposizione un video del proprio tennis, da utilizzare a mo’ di presentazione per i college. “Ci piacerebbe – dice ancora Degl’Incerti – che una volta terminata la tre giorni gli atleti abbiano raccolto il maggior numero possibile di informazioni sul ‘percorso americano’, così da poter valutare a dovere come muoversi”. Un processo che può richiedere settimane e difficoltà, ma che StAR concentra in soli tre giorni, aprendo a un’ampia fascia d’età: dai 24-25 anni a scendere fino a chi frequenta la terza superiore. Presto? Tutt’altro: è l’età giusta per iniziare ad attivarsi in ottica college, per accaparrarsi i posti migliori e le opportunità più preziose. Per iscrizioni e informazioni, info@star-international.org.


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Elena Pellegrini, sognare negli Usa grazie alla racchetta



20 giugno 2018 – Generalmente gli sportivi che scelgono la strada dei college americani si dividono in due categorie: chi lo fa con l’intenzione di lasciare una porta aperta allo sport professionistico pur dando la doverosa importanza agli studi, e chi invece grazie ai meriti sportivi prova ad accaparrarsi un posto nelle università di livello, per costruirsi un futuro migliore nel Paese delle opportunità. Della seconda categoria fa parte Elena Pellegrini, classe ‘97, che gli anni migliori della sua vita ha deciso di trascorrerli a 7.000 chilometri abbondanti dalla sua Livorno, dove è nata e cresciuta con la racchetta in mano. Il filo conduttore di questa storia è proprio il tennis: prima giocato a buoni livelli, anche nei tornei internazionali giovanili, poi diventato il lasciapassare per mettere piede e cervello alla Wingate University, nel North Carolina, grazie a una delle tante borse di studio che tramite l’aiuto di agenzie come StAR – Student Athletes Recruitment diventano accessibili a molti. “Appena sono venuta a conoscenza di questa possibilità – racconta -, ho capito che si trattava esattamente di ciò che cercavo. Sin da ragazzina ho sempre desiderato andare a studiare all’estero, e consiglierei questa esperienza a tutte le giocatrici che si trovano indecise fra tennis e università. A 19 anni è difficile puntare tutto su una carriera sportiva, e questa esperienza serve anche ad arricchirsi come persone, acquisendo tante responsabilità e aprendo la propria mente”. E se il college scelto non dovesse rivelarsi azzeccato? Pazienza, si può cambiare, come capitato a lei. Le sembrava che i corsi a Wingate non fossero adeguati agli standard imposti dal suo 100 alla maturità scientifica, quindi si è guardata attorno e ha fatto bingo.

Elena ha capito che la sua strada era l’economia, corso non offerto a Wingate, così ha bussato alle porte del Trinity College di Hartford, Connecticut, una delle università più prestigiose degli Stati Uniti. “Sono onorata di essere riuscita a entrare – continua -, perché era quel che cercavo”. L’ammissione è stata merito dei risultati sui libri, certo, ma anche di quelli in campo, in un primo anno chiuso senza sconfitte nella regular season NCAA. “Il supporto dell’allenatrice è stato fondamentale. Vari studenti con medie perfette non sono stati presi”. Lei, invece, è riuscita ad accaparrarsi una borsa di studio di ben 66.000 dollari, ed è pronta a rincorrere una doppia laurea, in economia e matematica. Parla già di ricerche, pubblicazioni e dottorato: sogni che si avverano, resi possibili dallo sport e da un mix fra determinazione e lungimiranza. “Temo che in futuro mi toccherà mollare il tennis a favore della carriera lavorativa”, dice, ma intanto la racchetta se la tiene stretta. “Ciò che adoro del college tennis – chiude – è che rende di squadra uno sport individuale: dopotutto vince il team che conquista più incontri. Più di una volta ho vinto il match decisivo sul 4-4: vedere le mie compagne correre in campo ad abbracciarmi è qualcosa che non dimenticherò mai”. Come l’esperienza a stelle e strisce che le sta cambiando la vita.


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Tennis e college nel paradiso della Florida per Federica Mordegan



23 aprile 2018 – “Perché ho scelto di andare in America? Perché è da pazzi non farlo”. Semplice, o almeno così è stato per Federica Mordegan, 20 anni, un passato da promessa del tennis azzurro a livello juniores e un presente alla Lynn University di Boca Raton, al sole della Florida. Un paradiso dove studiare International Business con un occhio al marketing, ma soprattutto dove riuscire in quello che in Italia le era diventato impossibile: coniugare studi e tennis di alto livello, senza togliere nulla a nessuna delle due attività. “Non ho mai desiderato – racconta – che il tennis occupasse a pieno la mia vita, ma allo stesso tempo non ho mai pensato di accantonarlo. Il primo anno di Università in Italia (a Bologna, ndr) mi ha fatto capire che per portare avanti il percorso con i voti ai quali puntavo, avrei dovuto lasciare da parte il tennis”. Così, lo scorso gennaio Federica ha fatto la valigia e ha lasciato Reggio Emilia (dove si è trasferita a 15 anni da Vicenza, sua città natale), volando a una cinquantina di miglia da Miami. Ripensamenti? Neanche l’ombra. “L’ambiente che ho trovato – continua – è esattamente come me lo avevano descritto. Il campus universitario è spettacolare e super innovativo, le strutture sono nuove, le persone sono sempre gentili e sorridenti, il tempo è magnifico. A livello di stile di vita è come vivere su un pianeta diverso rispetto all’Italia, ma ci si adatta facilmente”. E fra i due sistemi universitari c’è una differenza abissale. “Non dico che uno sia meglio dell’altro, ma personalmente, dopo averli testati entrambi, preferisco quello americano. Si studia meno, ma si pensa di più. I professori si interfacciano con gli allievi. Qui la nostra opinione conta, i protagonisti delle lezioni siamo noi, non gli insegnanti”.

E pensare che inizialmente Federica, che fra le esperienze con la nazionale giovanile ne vanta anche una sui sacri prati di Wimbledon, aveva messo da parte l’idea di trasferirsi negli States. Ma per fortuna si è pentita in fretta, tornando sui propri passi. Un bel messaggio per tutti: provarci, senza timore né del futuro né dell’impegno organizzativo. Agli aspetti burocratici, volendo, ci pensa StAR – Student Athletes Recruitment, l’agenzia italiana nata per dare supporto agli atleti che puntano ad accedere al college. “Ricevere una borsa di studio – continua – è un’opportunità incredibile, ma che porta con sé anche tante responsabilità e richiede tanta attenzione”. Va divisa fra studi, allenamenti e campionato NCAA, che significa anche viaggiare con la squadra in buona parte degli Stati Uniti. Bellissimo, ma anche impegnativo. “Ci si ferma poco, e questa esperienza richiede il massimo da noi stessi ogni secondo della giornata, ma regala anche tante gratificazioni. College vuol dire tennis, istruzione, crescita, amicizie, possibilità, impegno, autonomia, dedizione e tanto altro. Con davanti una strada così ricca di opportunità non puoi proprio stare fermo”. Difficile dare torto a chi la sta percorrendo con le proprie gambe.

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Tennis e finanza, Carlo Donato da Pisa a Virginia Tech grazie a StAR



8 marzo 2018 – Quando esiste un sistema scolastico che invece di complicare la vita agli sportivi li aiuta, il passaggio dal tennis alla finanza può essere molto breve. Ne sa qualcosa Carlo Donato, 18 anni da Pisa, che quel sistema a formato di atleta l’ha trovato negli Stati Uniti, volando dalla Toscana alla Virginia con le racchette in valigia per il suo piccolo sogno americano: far conciliare tennis e studi, così da appendere una laurea in salotto senza trascurare quelle palline che lo accompagnano da quando aveva sei anni. La sua è una delle storie di quei tanti ragazzi che al termine delle scuole superiori si trovano di fronte a un bivio importante: mollare lo sport per studiare, o rinunciare all’università per puntare a una carriera professionistica? Per fortuna esiste anche una terza via, quella del college americano, non vicinissima all’Italia ma nemmeno così difficile da raggiungere, a patto che ci sia un buon background sportivo, fondamentale per accedere alle borse di studio. Donato le basi le aveva eccome, fondate su una classifica Atp ottenuta a soli 17 anni e forgiate da un paio di stagioni passate sotto l’ala protettrice della Federtennis, prima a Tirrenia e poi a Foligno. Tanto gli è bastato per vedere la propria casella e-mail intasata da oltre trenta proposte a stelle e strisce, ma che in realtà non ha nemmeno valutato particolarmente. “Perché – racconta – avevo già scelto Virginia Tech, a Blacksburg. Ho incontrato il coach del team di tennis in Italia e mi sono subito trovato in sintonia”. Non ci ha pensato molto: il suo futuro sarebbe stato in Virginia, a studiare Business Finance e a giocare il campionato NCAA con gli “Hokies”, il soprannome degli atleti del college.

Ottenuta la borsa di studio, gli è bastato solamente superare un test d’inglese e compilare i vari documenti richiesti dall’ateneo, passaggio reso molto più agevole da StAR – Student Athletes Recruitment, l’agenzia italiana che si occupa di dare supporto agli atleti che puntano ad accedere al college. “Ho scelto questo percorso – continua Donato – perché considero importante avere un titolo di studio che possa servirmi al termine della carriera tennistica”. Già, perché la priorità non è cambiata e resta lo sport, da qualche mese abbinato ai banchi dell’università, che occupano più o meno metà della sua giornata. Il resto è solo allenamenti con la squadra, in palestra e in campo. “L’ambiente è perfetto, e l’unico aspetto negativo, se proprio devo trovarne uno, è la carenza di tempo per giocare tornei internazionali”. Ma quello fa parte del gioco, e a compensare le difficoltà nel competere a livello individuale ci pensano le gare a squadre NCAA. “Il clima è elettrizzante, ci sono tifosi che urlano per ore senza sosta”. Una sfaccettatura che vale da sola qualche anno lontano da casa. “Viaggiare per l’America con il proprio team, giocando ad alti livelli e nel frattempo studiando, è l’esperienza perfetta per ogni tennista. Non posso fare altro che consigliarla”. Anche perché l’età media del tennis “pro” si è alzata, e si può diventare ottimi giocatori anche a 25 anni, al termine del percorso di studi. “È ciò che mi piacerebbe fare – chiude – ma è presto per pensarci. Davanti a me ho ancora 4 anni”. Per crescere, prendere una laurea e diventare un tennista migliore. Tutto in un colpo solo.

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