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La maturità di Federico Masetti profuma di States. Tennis e ingegneria in North Carolina



13 maggio 2019 – “Da pochi giorni ho prenotato i biglietti per la partenza: non vedo l’ora”. Sull’agenda di Federico Masetti viene prima l’esame di maturità al liceo scientifico, ma la mente del 18enne di Ferrara guarda già al futuro, contenitore dell’esperienza che promette di cambiargli la vita. Il giovane tennista emiliano è l’ultimo ad aver detto “sì” alla chiamata degli Stati Uniti, sfruttando i meriti sportivi per accaparrarsi una borsa di studio in un college americano. Una missione che a lui è venuta particolarmente bene: ad agosto, il 2.5 che per gli allenamenti si divide fra Ferrara (Cus Ferrara) e Bologna (San Pietro in Casale), partirà alla volta della East Carolina University, ottimo college di Greenville (North Carolina), e a differenza di tanti altri si è organizzato con largo anticipo, per non perdere nemmeno un giorno. Così, mentre l’attenzione dei compagni di classe è proiettata interamente sull’esame di stato in arrivo a giugno, lui può permettersi di guardare oltre, e immaginare un futuro americano ricco di soddisfazioni scolastiche e sportive, amicizie ed emozioni. “Ho sempre dato la giusta importanza sia allo studio sia al tennis – spiega Federico –, riscontrando buoni risultati in entrambi. Visto che in Italia è difficile far convivere le due cose ed è necessario fare tanti sacrifici, appena sono venuto a conoscenza delle possibilità offerte dall’America ho iniziato a pensarci”. A proporgli l’idea vincente ci ha pensato Corrado Degl’Incerti Tocci, dell’agenzia StAR International. “Mi ha aiutato tantissimo – continua Masetti –, perché non solo si è messo alla ricerca di un’università che facesse al caso mio, ma mi ha indirizzato anche nelle varie procedure burocratiche necessarie per la partenza”.

Ora che il grosso è fatto, Federico può godersi l’attesa con la certezza di essere di fronte a un passo fondamentale della propria vita. “L’idea di intraprendere un percorso negli Stati Uniti mi ha sempre affascinato, ma all’inizio vedevo questa possibilità come meno perseguibile. Poi, piano piano, ho superato esami e insicurezze, e ora sono più che certo della mia scelta”. A Greenville studierà ingegneria, e farà parte dei “Pirates”, il team di tennis dell’università, che milita nella Division I del campionato NCAA. “L’idea di far parte di una squadra – continua – mi intriga parecchio. Ho preso contatti con il coach, e presto lo farò anche con i futuri compagni, così da creare subito un buon feeling. Non vedo l’ora di essere in America e conoscere tutti di persona”. Un desiderio che passa sopra anche ai potenziali ostacoli, pronti a svanire in fretta. “Non sarà facile – chiude – orientarmi in un ambiente nuovo, lontano dalla mia famiglia e con abitudini diverse dalle mie, ma più che pensare alle difficoltà iniziali, preferisco guardare alle tante opportunità da cogliere in questa nuova esperienza”. Dopotutto, in America c’è una chance per tutti: l’importante è provarci. Con l’aiuto di StAR è più facile di quanto possa sembrare.

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StAR nasce con uno scopo preciso: assistere tutti quei ragazzi che al termine delle scuole superiori devono prendere una delle decisioni più importanti della loro vita: continuare a praticare il proprio sport a un buon livello o dedicarsi agli studi universitari. Ma se ci fosse un’altra strada? StAR si offre di fare da ponte verso le università americane, dove il sistema è costruito intorno all’atleta e le opportunità sono illimitate. In questo ambiente è possibile vivere un’esperienza indimenticabile e formativa, imparare perfettamente l’inglese, ottenere una laurea di valore assoluto e continuare a praticare il proprio sport ad alto livello. Il tutto sfruttando le borse di studio che ogni anno le università americane erogano per decine di migliaia di ragazzi. Visita www.star-international.org, la nostra pagina Facebook o contattaci direttamente per e-mail su info@star-international.org per avere ulteriori informazioni.

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Matteo Fortini, da Correggio agli USA: il tennis è un’opportunità



5 marzo 2019 – Abbandonare il tennis per gli studi universitari? No, tutt’altro. La soluzione, nel caso di Matteo Fortini, è stata quella di allargare gli orizzonti, armarsi di coraggio per sconfiggere qualche perplessità e fare la valigia direzione Portland State University, nell’Oregon. È lì, a 9.000 chilometri e nove ore di fuso orario dalla sua Correggio, che il 22enne emiliano ha trovato la risposta ideale alle sue esigenze, entrando nel magico mondo dei College americani. Una realtà ‘al contrario’ rispetto a quella italiana, assaporata per qualche tempo all’Università di Modena e Reggio Emilia con i corsi di ingegneria gestionale. “Ho capito presto – spiega – che studiare e giocare diventava sempre più complicato. Pur di andare avanti mi sono trovato a fare male entrambe le cose, la mia vita stava diventando frustrante e l’unica soluzione sembrava quella di mollare il tennis”. Una scelta che ha sempre respinto, perché l’avrebbe obbligato a gettare al vento oltre quindici anni di impegno con la racchetta, da quando a soli 4 anni iniziò a giocare per imitare la sorella maggiore. Da allora è cresciuto fino a diventare un ottimo seconda categoria (2.5 in Italia) e a competere anche a livello Itf: troppo per sprecare tutto. Ergo, meglio cambiare le carte in tavola e usare proprio il tennis come biglietto da visita per il College. “Il fatto che in America si possano ottenere borse di studio per meriti sportivi – continua – fa capire quanto sia ampia la differenza col sistema italiano. Da noi non interessa a nessuno se sei uno sportivo: anzi, ricordo di aver avuto problemi con dei professori perché a causa degli impegni col tennis mi è capitato di dover saltare alcune lezioni. Qui invece essere uno sportivo è motivo d’orgoglio”.

E pensare che anni addietro, quando aveva sentito parlare per la prima volta del mondo college, non gli era parsa una strada adatta a lui. “Non mi sentivo la persona giusta. Sono sempre stato molto legato alla mia vita in Italia, e poi il mio inglese non era granché. Tutto questo mi spaventava”. Ma appena ha deciso di provarci, a Matteo si sono aperte di fronte varie strade, grazie all’aiuto di StAR – Student Athletes Recruitment, l’agenzia fondata da Corrado Degl’Incerti Tocci e specializzata nell’aiutare gli sportivi a sbarcare negli States. “Un aiuto fondamentale – dice ancora Matteo -, grazie a loro trovare un posto è stato facile”. Fortini ha scelto Portland, affascinato dalla possibilità di vivere in una grande città, oggi studia ‘business administration’ ed è uno dei pilastri dei “Vikings”, il suo team di tennis composto da dieci ragazzi provenienti da tre continenti. “La mia esperienza è iniziata alla grande: riesco a giocare ogni giorno, ottengo ottimi risultati e ho ritrovato le motivazioni che stavo perdendo”. Come il sogno di fare il tennista, cullato sin da bambino. “Non so cosa mi aspetta per il futuro e non ci penso. Sono qui da poco, e nei prossimi anni avrò modo di capirne di più”. Giusta filosofia: per ora l’importante è aver compiuto il grande passo. Che Matteo suggerisce a chiunque si trovi nella sua stessa situazione.

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La vita da StAR di Ludovico Cestarollo. Da Rovereto agli Usa, tra tennis e studi



24 gennaio 2019 – È proprio vero che l’America è la terra delle opportunità. Dall’altra parte dell’Oceano c’è posto per tutti, e chi si impegna e lavora sodo ottiene ciò che merita. Lo sa bene Ludovico Cestarollo, 23enne che nella sua Rovereto (Trento) era un giocatore di seconda categoria come tanti, mentre alla Binghamton University, il migliore fra i college del sistema pubblico dello stato di New York, è diventato una piccola star, con già in tasca una laurea col massimo dei voti in ingegneria industriale, più un Master ormai agli sgoccioli e il sogno di proseguire con un dottorato in ingegneria e scienze dei materiali, in una delle più prestigiose università americane. E pensare che il suo sogno americano è nato per caso, ai tempi delle superiori, quando ha accompagnato la zia a un congresso di medicina a Boston. “Mi sono innamorato degli Stati Uniti – racconta –, così ho iniziato a pensare di affrontare un’avventura qui”. Tornato a casa, ha iniziato a informarsi sull’argomento, scoprendo la possibilità di ricevere borse di studio in base ai meriti sportivi, e in quella fase è spuntata StAR, l’agenzia di Corrado Degl’Incerti Tocci, supporto ideale per gli sportivi che meditano di prendere la strada del college. “Corrado – continua – mi ha spiegato come funziona il mondo dei college e mi ha guidato in questo percorso, dandomi consigli su come prepararmi per questa esperienza”. Avrebbe dovuto iniziare in Virginia, poi per varie vicissitudini ha dovuto rimandare di un anno i suoi progetti, optando nel frattempo per l’Università di Trento. Ma l’esperienza non lo stimolava, così un anno dopo ci ha riprovato e oggi parla fiero da Binghamton, al motto di “Dream big”: sogna in grande.

Cestarollo si è già laureato nel maggio del 2018 come ingegnere industriale

La sua carriera universitaria è un successo, tanto che gli è stato offerto un posto in un gruppo di ricerca che lavora alla creazione di soluzioni flessibili nell’ambito dell’elettronica. E anche sul campo va tutto a meraviglia, benedicendo quella racchetta che papà Alberto gli ha messo in mano da piccolissimo. Partito come numero cinque del team, nel giro di un anno Ludovico è diventato numero 1 e poi capitano, fino a meritare una wild card per il Challenger di Binghamton. Un’esperienza indimenticabile in mezzo ai “pro”: in coppia con Karl Poling ha superato un turno in doppio, battendo due specialisti indiani e attirando l’interesse dei media locali. “La sensazione più incredibile della mia vita. Grazie a quel successo – spiega – delle televisioni sono venute ad intervistarmi e tutti hanno conosciuto la mia storia. Oggi persino i professori si interessano ai miei risultati”. Un bel modo per veder ripagati i suoi sacrifici. “Sono tanti: sveglia alle 6, tennis, palestra, fisioterapia, lezioni, laboratorio e studio a casa, ma è tutto gratificante. I miei meriti sono riconosciuti di continuo”. A tal punto che, nel suo futuro, vede solo l’America. “Vorrei lavorare per qualche importante azienda negli Stati Uniti, le possibilità sono illimitate. Questo percorso mi ha fatto crescere come persona, come ingegnere e come atleta. Cosa chiedere di più? Qui noi studenti abbiamo tutto ciò che serve per diventare migliori. Poi sta a noi sfruttare ciò che ci viene messo a disposizione e guadagnarci la fiducia delle persone, in modo che investano su di noi”. Lui lo sta facendo a meraviglia.


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Tennis e psicologia a 8.000 km da casa. La sfida americana di Tommaso Schold



28 dicembre 2018 – Dalle 1.200 anime di Nugola, piccola frazione del Comune di Collesalvetti (provincia di Livorno), alle quasi 200.000 di Columbus, Georgia. Eh sì, la vita può cambiare parecchio. Ma quando la priorità è conseguire una laurea senza perdere di vista lo sport adorato sin da bambino, diventa più facile anche staccarsi da casa e spostare residenza e sogni dall’altra parte del mondo. L’ha fatto Tommaso Schold, ventenne che nel 2017 ha sfiorato per ben tre volte l’ingresso nella classifica Atp e che nel giugno di quest’anno ha scelto di diventare un “Cougars”, gli atleti-studenti della Columbus State University. A far da lasciapassare per volare negli States, naturalmente, la classifica di 2.4 a livello Fit che, non appena il toscano ha deciso di bussare alle porte dei college Usa, gli ha aperto tantissime porte. “Ho scoperto questa possibilità tramite degli amici arrivati in America prima di me – racconta -, e dopo qualche anno ricco di alti e bassi dal punto di vista sportivo e personale, ho deciso che la strada del college fosse quella ideale per il mio futuro”. Di certo non era la più semplice delle strade, ma grazie all’aiuto dell’agenzia StAR – Student Athletes Recruitment di Corrado Degl’Incerti Tocci i vari passaggi organizzativi sono diventati una formalità. “Il supporto di StAR è stato fondamentale – continua – perché non solo mi ha aiutato a scoprire i vari college e mettermi in contatto con i relativi coach, ma mi ha anche aiutato nella decisione finale, oltre a guidarmi in tutti i vari step da compiere prima della partenza”. Difficoltà ulteriori? Poche. “Quelle che può trovare un ragazzo di vent’anni che da un giorno all’altro lascia casa e si trasferisce in un posto diverso, dove si parla una lingua diversa, insieme a persone che non conosce. Ma sono bastate due settimane per ambientarmi”.

Da agosto Tommaso studia psicologia, materia che può aiutarlo anche a comprendere tante situazioni che si creano sul campo da tennis, sport che ha un rapporto sempre più stretto con la sfera mentale. La gran parte degli atleti professionisti frequenta psicologi dello sport, e avere dimestichezza diretta con la materia può diventare un bel vantaggio. “Sto riuscendo a dare al tennis l’attenzione che desideravo – continua Schold -, ma qui ho anche la chance di studiare per prendere una laurea, in un ambiente nel quale le qualità sportive vengono premiate. Lo sport è visto come un mezzo per raggiungere degli obiettivi, anche accademici”. Significa che gli atleti vengono aiutati e non penalizzati, e sono considerati una risorsa per il college. Basta vedere l’attenzione data alle squadre dell’università, come avviene per i Cougars. “Gli allenamenti – racconta Tommaso – sono duri e il coach pretende molto da ogni singolo membro della squadra. Io sto lavorando ogni giorno per fare in modo che nel mio futuro ci sia il tennis. Questa è un’esperienza che ti arricchisce a livello culturale e sportivo, ma anche umano. Ti aiuta a trovare sicurezze in te stesso, ti rende una persona migliore e di conseguenza anche un giocatore migliore”. Tradotto: si può giocare ad alti livelli, studiare e maturare, tutto in un colpo solo. Provare per credere.


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I Bompieri brothers, fratelli d’America: Paolo ed Elena, dal Garda al college



Prima lui, partito per gli Stati Uniti nel gennaio del 2017, poi lei, un anno dopo. È la storia dei fratelli veronesi Paolo ed Elena Bompieri, che hanno deciso di lasciare la loro Peschiera del Garda e di proseguire gli studi Oltreoceano, con la racchetta da tennis a fare da lasciapassare per accedere a uno delle centinaia di college americani che arruolano studenti-atleti da tutto il mondo. Lui, classe 1997, ha scelto la Carolina del Nord e la Queens University of Charlotte, mentre la sorella, di un anno più giovane, ha spostato base e ambizioni circa 150 miglia più in là, alla University of South Carolina di Aiken, nella Carolina del Sud. Lontanissimi da casa, ma vicini – anche geograficamente – l’uno all’altra, a coltivare quel progetto che unisce sport e studi, e che miscela il tutto con nuove conoscenze, varie culture a confronto e tante esperienze impareggiabili. Una possibilità che stuzzicava entrambi da tempo, e alla quale hanno deciso di dare una chance. “Non avevo la più pallida idea di come funzionasse il mondo dei college – racconta Paolo dagli States -, ma grazie all’aiuto di StAR è stato tutto più facile. Corrado Degl’Incerti Tocci si è messo a completa disposizione mia e della mia famiglia, e una volta deciso di partire mi ha fornito un elenco di college disposti a offrirmi una borsa di studio, e mi ha spiegato i pro e i contro di ognuno”. Oggi Paolo sta affrontando una doppia laurea in economia e matematica, e le difficoltà dei primi tempi sono un lontano ricordo. “Faticavo con la lingua – continua -, quindi mi sentivo un po’ perso. Ma è durato poco”. I compagni di team e il coach della squadra l’hanno aiutato tantissimo, creando come una grande famiglia, e lui ha ricambiato con i risultati sul campo da tennis, trascinando i “Royals” verso tante soddisfazioni.

Il valore di sentirsi parte di un team è uno degli aspetti preferiti anche dalla sorella, che invece studia Exercise and Sport Science (l’equivalente della nostra Scienze Motorie). “Essere parte di un team – dice – significa stare sempre a contatto, allenarsi insieme e aiutarsi a vicenda”. In campo, ma anche negli studi, resi più agili da un sistema che aiuta gli atleti. “La scuola – prosegue – ci ritiene importanti, quindi ci permette di saltare delle lezioni quando abbiamo degli incontri, oppure spostare degli esami quando siamo in trasferta con la squadra”. E anche l’impostazione data alle lezioni è diversa rispetto a quanto avviene in Italia. “Si fanno progetti, simulazioni e si affrontano problemi reali – dice ancora Paolo -, e il college è a contatto diretto col mondo del lavoro. Questo permette agli studenti di crearsi un network al di fuori della scuola”. Un’opportunità tanto importante che entrambi i fratelli sembrano già orientati sulla possibilità di restare negli Stati Uniti anche al termine degli studi. “Sicuramente – chiude Paolo – una volta terminato il college inizierò a lavorare qui. Poi valuterò cosa fare”. Della stessa idea la sorella, che pensa già a un Master, per arricchire ulteriormente il suo sogno americano. “Chi si trova di fronte a una possibilità simile – chiude – dovrebbe fare un tentativo. C’è lo studio, c’è lo sport, e si matura prima”. Lo ripetono tutti quelli che ci sono passati.


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Niccolò Rossi, da Milano a Milwaukee fra tennis, business e psicologia



31 ottobre 2018 – Spagna, Svizzera, Ecuador, Brasile, Argentina, Serbia e… Italia. Scorrendo il ‘roster’ della squadra di tennis della Cardinal Stritch University spunta anche il tricolore, sventolato a Milwaukee (Wisconsin) da Niccolò Rossi. Il diciannovenne di Buccinasco (alle porte di Milano) nell’estate del 2017 ha deciso di cercare fortuna negli Stati Uniti, col tennis a fare da filo conduttore a una storia che coniuga sport e studi. Da una parte la racchetta, impugnata la prima volta a sei anni e mai più abbandonata; dall’altra i libri, compagni di un percorso scolastico di ottimo livello, in un liceo di scienze applicate con indirizzo sportivo. La media era sempre sopra il sette, malgrado gli impegni col tennis, così, al bivio sport-università che si presenta davanti a tanti maturandi, Niccolò ha scelto di non scegliere. O meglio, ha deciso di prendere entrambe le strade, sfruttando la classifica Fit di 2.5 per guadagnarsi una borsa di studio per il college, dove prosegue serenamente entrambe le attività. “Sapevo – racconta – che se avessi studiato in Italia non sarei riuscito a continuare a giocare a livello agonistico, un divertimento al quale non volevo rinunciare”. Così ha deciso di dar retta alla proposta di Corrado Degl’Incerti Tocci, che in passato ha fatto il suo stesso percorso grazie al tennis, e poi ha fondato l’agenzia StAR International per guidare altri giovani verso l’America. “Corrado – continua Rossi – si è occupato dell’intera parte organizzativa, e senza di lui non sarei qui. Non avevo idea di come contattare un college o come ottenere una borsa di studio. In più, mi ha anche fatto capire il valore dell’esperienza che stavo per provare. Non gli sarò mai grato abbastanza per tutto questo”.

Rossi (terzo da sinistra, in piedi) coi compagni di squadra dei “Wolves”

Insieme, i due hanno valutato che l’opzione migliore fosse la Cardinal Stritch University, dove da un annetto Niccolò è diventato semplicemente “Nick” e sta frequentando due corsi di laurea contemporaneamente: uno in business, l’altro in psicologia. Una sfida che lo impegna molto ma è anche tanto stimolante, così come la possibilità di giocare nel Campionato NAIA (una sorta di NCAA per college più piccoli) e viaggiare con la squadra, della quale è stato promosso a capitano. Un piccolo passo verso l’obiettivo futuro di diventare vice-coach, posizione che gli permetterebbe di frequentare un Master interamente gratuito. Tuttavia, per arrivare lì ci sarà tempo, perché la laurea è ancora lontana e per ora il gruppo degli Wolves (così sono detti gli sportivi del suo college) se lo tiene stretto come giocatore, visti gli ottimi risultati in campo, sia col team sia a livello individuale. In più, va alla grande anche negli studi, grazie a un ambiente che gli è piaciuto da subito. “Forse per la prima volta – ha aggiunto – ho conosciuto docenti che amano ciò che fanno. In Italia l’università riempie gli studenti di nozioni, mentre qui, anche se la quantità di studio è minore, si fanno più esperienze a livello pratico”. In sintesi, un sistema scolastico con cardini diversi rispetto al nostro, ma che garantisce maggiori opportunità. E le garantisce a tutti: basta provare. “Per compiere questo passo – chiude Rossi – servono grandi ambizioni, che in certi ambienti è più difficile coltivare. Ogni persona, per conoscersi meglio e maturare, dovrebbe provare un’esperienza così”. Chiunque l’abbia fatto giura di aver preso la strada giusta.


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Alessandro Evangelisti, il biologo con la racchetta



26 settembre 2018 – “Se si vuole raggiungere qualcosa di grande nello sport, nel lavoro o nella vita in generale, bisogna osare e provare a distinguersi”. Parola di Alessandro Evangelisti, 23 anni da Latina, uno che al bivio che spesso si pone di fronte agli studenti-atleti ha scelto la strada più impegnativa. Non solo studio, e nemmeno solo sport, ma entrambe le cose, portando le racchette al Concordia College di New York, grazie a una borsa di studio per la facoltà di biologia. Un passaggio che pare facile, e con l’intercessione di StAR – Student Athletes Recruitment è stato brevissimo, ma che nel suo caso nasconde una ragione profonda. Perché il suo primo obiettivo era diventare un giocatore professionista, grazie ad ambizioni coltivate nelle categorie giovanili. Dopo il liceo ha provato a fare il grande salto, riuscendo anche a entrare nella classifica Atp di doppio, ma l’enorme pressione di un ambiente estremamente competitivo non gli ha mai permesso di esprimersi al cento per cento. Così nel marzo 2015, durante una trasferta in Croazia per dei tornei Futures, ha deciso di cambiare rotta. “Sentivo il bisogno di fare un’esperienza diversa – racconta dagli States -, ma che comprendesse anche il tennis. Così mi sono messo in contatto con un amico che era stato a al college prima di me. Mi ha suggerito di rivolgermi a Corrado Degl’Incerti, fondatore di StAR, il cui aiuto è stato fondamentale. Mi ha indicato le soluzioni migliori per le mie esigenze, mi ha messo in contatto con i coach, ed è stata la mia persona di riferimento fino a quando sono partito”. Pochi giorni dopo la decisione Alessandro ha iniziato a prepararsi per i test d’inglese, grazie a StAR ha trovato immediatamente una borsa di studio e qualche settimana più tardi era a 7.000 km di distanza, catapultato in una realtà tutta nuova.

Una scelta, quella di mollare tutto e partire, che rifarebbe altre cento volte. “L’idea – continua – era molto affascinante. Mi caricava tantissimo, e non mi sono sbagliato. I tre anni al Concordia College sono stati magnifici”. Evangelisti si è preso enormi soddisfazioni come giocatore, sia a livello individuale (ha vinto vari titoli ed è stato eletto giocatore dell’anno di una “conference” di 14 college), sia con i Clippers, guidati a tre qualificazioni ai campionati nazionali fra i vari college. Ma ha fatto altrettanto da studente: si è laureato in biologia in 3 anni, con uno d’anticipo, e ha ricevuto vari premi. Anche grazie a quelli, dopo la laurea si è trasferito a Palo Alto (California), dove oggi lavora in un laboratorio cardiovascolare alla Stanford University, mentre prepara il test di medicina, con il sogno di diventare neurochirurgo. “È un’opportunità senza eguali: a 23 anni mi trovo in una delle università più famose al mondo, e a contatto con alcune delle menti più brillanti della medicina mondiale. Sarò riconoscente a vita al tennis”. È lo sport che gli ha aperto le porte di un’esperienza che gli cambierà il futuro, e che l’ha reso una persona migliore. “Ho imparato a conoscere e apprezzare culture diverse, e sono molto più responsabile e maturo. Incoraggio chiunque – chiude Evangelisti – a lasciare una finestrella aperta all’idea di venire negli USA: ci sono possibilità incredibili”. Anche grazie a StAR gli esempi sono sempre di più.


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StAR, tre tornei che aprono le porte dei college Usa



4 luglio 2018 – Chiunque abbia scelto il college negli Stati Uniti non si è affatto pentito. Dovrebbe essere sufficiente questo per suggerire a qualsiasi atleta di dare un’occhiata alla proposta universitaria americana, là dove invece che ostacolarsi sport e studi diventano complementari. E soprattutto là dove la porta è aperta a tutti, con tante università pronte a offrire borse di studio agli sportivi che si dimostrano validi sia in campo sia dietro ai banchi. Come fare? Basta provarci, magari sfruttando l’opportunità appena confezionata da StAR – Student Athletes Recruitment, agenzia che da anni si occupa di aiutare gli atleti-studenti a trovare un posto negli States. La novità riguarda tre “showcase” concentrati nel mese di luglio, in programma dal 12 al 14 al Tennis Club Crema, dal 16 al 18 allo Sporting Milano 3 di Basiglio e dal 23 al 25 luglio al Tennis Club Garden di Roma. Si tratta di normali tornei Open di singolare e doppio, validi per le classifiche Fit e aperti a giocatori di Seconda e Terza categoria, ma nei quali l’agonismo è solo una parte di un pacchetto pronto a proiettare i partecipanti nel mondo a stelle e strisce. Già, perché proprio i partecipanti giocheranno davanti a vari coach dei college americani, inviati dalle proprie università (dalla California, dal New York, dal Tennessee, dalla Louisiana e non solo) per individuare nuovi talenti da arruolare. Non solo: ci sarà pure la possibilità di confrontarsi con altri atleti che hanno scelto il percorso del college Usa. “Si tratta dei primi eventi mai organizzati in Italia mirati esclusivamente al tennis universitario americano – spiega Corrado Degl’Incerti Tocci, CEO di StAR -: un’opportunità enorme per chiunque stia anche lontanamente valutando questa possibilità”.

L’iter per guadagnarsi un posto nei college americani può diventare complesso, ma la nuova iniziativa targata StAR mira a facilitare le cose a chiunque sia interessato. Durante ogni appuntamento gli atleti – e volendo anche i rispettivi genitori e maestri – potranno avere contatti diretti con gli allenatori americani, confrontarsi col team di StAR e con altri ragazzi che hanno vissuto l’esperienza americana, e anche acquisire un ranking UTR (la classifica che compara i ranking nazionali, preziosa per accedere al college). In più, tutti gli incontri saranno filmati, così che al termine del torneo ogni partecipante avrà a disposizione un video del proprio tennis, da utilizzare a mo’ di presentazione per i college. “Ci piacerebbe – dice ancora Degl’Incerti – che una volta terminata la tre giorni gli atleti abbiano raccolto il maggior numero possibile di informazioni sul ‘percorso americano’, così da poter valutare a dovere come muoversi”. Un processo che può richiedere settimane e difficoltà, ma che StAR concentra in soli tre giorni, aprendo a un’ampia fascia d’età: dai 24-25 anni a scendere fino a chi frequenta la terza superiore. Presto? Tutt’altro: è l’età giusta per iniziare ad attivarsi in ottica college, per accaparrarsi i posti migliori e le opportunità più preziose. Per iscrizioni e informazioni, info@star-international.org.


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